BRAND MANAGEMENT

Se il branding B2B non serve, perché alcuni vendono al triplo del prezzo?

Dice il saggio consulente: il marketing è il lampo che illumina la notte, il brand è la luna che guida il cammino. Chi segue solo il primo si perde quando il cielo si fa buio.

di Mattia Forza, con Joe Fontana Consulting4 min di lettura

IN QUESTO ARTICOLO
  1. Branding non è marketing
  2. La Brand Commitment Scale
  3. Sì, ma siamo in Italia
  4. Tiriamo le somme

Se c’è una convinzione radicata nel B2B, è che il branding non serve a niente e che contano solo relazioni e risultati.

È esattamente il motivo per cui aziende anche grandi, anche di successo, anche piene di lustrini e follower, investono centinaia di migliaia di euro in stand faraonici alle fiere di settore e poi… faticano a chiudere i contratti, con una strategia commerciale che si regge su scale di sconti e distribuzione.

Alla faccia delle relazioni e dei risultati.

Senza girarci intorno: i brand B2B più forti (i brand, non le aziende) hanno clienti più fedeli, prezzi più alti e cicli di vendita più corti.

Il problema, quindi, non è che il branding non serve. Il problema, enorme, è che non viene misurato. Non viene gestito. E nel business, quello che non viene gestito semplicemente non esiste.

Branding non è marketing

Prima di addentrarci nei meandri della mia elucubrazione, mettiamo i puntini sulle i.

Branding Marketing
Costruisce posizionamento e identità Attiva canali e campagne
Agisce sul lungo periodo Agisce sul breve e medio periodo
Crea valore e differenza Crea opportunità commerciali
Forma la relazione Alimenta la relazione

Nel B2B, dove le decisioni sembrano razionali ma sono profondamente relazionali, il branding costruisce fiducia, affinità, autorevolezza. Il marketing converte tutto questo in contatti, vendite, clienti che restano. Che non sono bruscolini.

Ma c’è un ma.

Senza brand, il marketing è solo disturbo. Senza marketing, il brand rischia di essere vuota vanità.

Ed ecco il punto: la maggior parte delle aziende B2B misura tutto del marketing (visualizzazioni, clic, conversioni, costo di acquisizione, valore del cliente nel tempo) e niente del branding.

Un po’ come mangiarsi un panino doppio con bacon e patatine fritte, e poi berci dietro una bibita zero perché altrimenti sono troppe calorie. Lo so che l’hai fatto anche tu.

E so anche cosa stai pensando: “Ma il branding mica lo puoi misurare. Non sai cosa ti torna dall’investimento nel brand, nel posizionamento, nell’identità visiva. Nel marketing è tutto più facile: spendi X e torna Y.”

Balle. Il branding si può misurare.

La Brand Commitment Scale

Marty Neumeier, uno dei massimi esperti di strategia di brand al mondo, ha sviluppato un sistema semplice e potente: la Brand Commitment Scale. La spiega nel dettaglio in The Brand Flip, un libro che dovrebbe essere lettura obbligatoria per ogni imprenditore.

L’obiettivo è uno solo: capire a che punto è davvero la relazione tra cliente e brand. Perché Neumeier ha ragione su almeno una cosa fondamentale: il tuo brand non è quello che dici tu, è quello che dicono loro.

Senza entrare nei dettagli tecnici, la scala misura quattro livelli: quanto il cliente è soddisfatto, quanto il brand lo ha sorpreso in positivo, quanto si sente parte di una comunità e quanto considera il brand essenziale nella sua vita.

Detto terra terra: un cliente che ti sceglie sempre, ti paga senza contrattare e ti consiglia agli altri senza che tu glielo chieda vale molto di più di uno che ha ottenuto quello che si aspettava, ti paga (forse) e sparisce per sempre.

Sì, ma siamo in Italia

“Ma qui in Italia le aziende non sanno nemmeno cosa sia il branding. È negli Stati Uniti che i brand parlano ai clienti. Qui è solo caratteristiche tecniche, sconti e il catalogo da portare in fiera.”

Su una cosa sono d’accordo. Non siamo negli Stati Uniti. Il mercato è diverso, gli investimenti in marketing sono diversi, la comprensione del potere del branding è enormemente diversa. Quindi forse il modello di Neumeier non si applica pari pari a noi imprenditori di provincia con il capannone attaccato a casa.

Ma se nel B2B italiano, tanto più in quello brutto, noioso e oleoso, è difficile parlare di comunità o di diventare essenziali nella vita dei clienti, ci sono parametri più razionali e professionali che possono aiutarci. Quattro domande, in ordine:

  1. Siamo affidabili? Abbiamo rispettato tempi, budget e specifiche promesse? Il cliente ci sceglierebbe di nuovo, se ne avesse l’occasione?
  2. Siamo un asset strategico? Generiamo valore oltre le aspettative? Miglioriamo il business del cliente in modo tangibile?
  3. Siamo coinvolti? Ci chiamano per progetti futuri importanti? Ci chiedono consiglio anche su questioni fuori contratto, perché si fidano di noi?
  4. Siamo difficili da sostituire? Il cliente sa che, senza di noi, il suo business ne soffrirebbe?

Così l’attenzione si sposta sul risultato, sul rapporto professionale e sulla qualità del lavoro. Tutte cose fondamentali nel B2B. E misurabili.

Tiriamo le somme

In un mondo dominato da dati e prestazioni, il branding non può restare un’intuizione artistica o una spesa di rappresentanza. Misurarlo non vuol dire banalizzarlo: vuol dire farlo contare.

Ogni euro speso in branding che non genera un ritorno misurabile è un euro buttato. E ogni euro di branding che genera un ritorno ma non viene misurato è un’occasione persa per moltiplicarlo.

Il branding si può misurare, ottimizzare, moltiplicare. Gli strumenti ci sono, e chi può aiutarti anche. Il resto sono scuse. E lo sai.

Un primo strumento c’è già: il Brand Scan misura in cinque minuti quanto è solido il tuo brand, area per area, con un indice ispirato proprio alla scala di Neumeier. Per una misura completa, si parte dall’analisi preliminare.

Pubblicato in origine su The Sweet Spot, la newsletter di Joe Fontana Consulting, il 24 luglio 2025. Rivisto per FORZA.

Mattia Forza
Mattia Forza

Mattia Forza è brand strategist e designer. Dal 2010 aiuta aziende in crescita a trasformare idee confuse in brand chiari, con il suo metodo, Synth3si. Scrive di branding per chi un brand lo deve far funzionare, non solo guardare.

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