Il branding è come il basso: presente, fondamentale, ignorato
Nessuno guarda il bassista, ma senza di lui la canzone crolla. Con il brand succede la stessa cosa.
di Mattia Forza, con Joe Fontana Consulting5 min di lettura
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Milano, 24 giugno 2025.
Quasi 80.000 persone, tra cui il sottoscritto e i colleghi Sonny e Nick, in mezzo a un campo sotto il sole cocente per i Linkin Park.
Due ore di concerto. Emily che salta e urla con tutta l’energia e la rabbia che ha dentro. Mike, con il suo rap sempre sul pezzo, a tenere insieme vecchi e nuovi fan. Mr. Hahn alla console, la chitarra tagliente di Alex Feder e la new entry Colin Brittain a picchiare sulla batteria come se non ci fosse un domani.
Tutti a cantare, saltare, sudare, filmare.
E poi c’è lui: Dave “Phoenix” Farrell. Il bassista. Lì, leggermente in disparte, con quella postura rilassata, a pompare le note che tengono in piedi tutto il casino.
Nessuno lo guarda. Nessuno urla il suo nome. Probabilmente metà del pubblico non sa nemmeno come si chiama.
Eppure, se domani Phoenix decidesse di non presentarsi, il suono non sarebbe più pieno come siamo abituati.
Nessuno nota il basso (finché non manca)
Le vendite portano a casa i contratti: standing ovation.
Il marketing genera contatti con campagne bellissime: fuochi d’artificio.
Il prodotto sviluppa funzioni rivoluzionarie: bis, bis.
E il branding? Boh, quello “fa le cose belle”, “si occupa del logo”, “pensa ai colori”.
No. Il brandingIl lavoro con cui si costruisce e si gestisce un brand nel tempo. tiene insieme identità, posizionamento e percezione, con costanza e coerenza. Quando funziona, sembra che le cose vadano da sole.
Quando manca:
- il marketing diventa un rumore fastidioso, e un costo;
- le vendite diventano una guerra di sconti;
- il prodotto diventa una merce come un’altra.
E ti ritrovi a chiederti perché, nonostante tutto il lavoro, l’impegno e il budget, alla fine sembri uguale a tutti gli altri.
Ora, è vero: nel nu metal il basso è spesso meno protagonista che in altri generi. Allora cambiamo genere. “Money” dei Pink Floyd. “Paradise” dei Coldplay. “Don’t Start Now” di Dua Lipa.
Senza basso non funzionano, vero? La canzone diventa piatta. Senza corpo. Dimenticabile.
Ecco: la tua azienda senza branding suona esattamente così.
Tutti vogliono essere la chitarra solista
Il problema, non giriamoci intorno, è che nel business hanno tutti fretta. Tutti vogliono risultati visibili e immediati, da stampare su una slide e mostrare al consiglio.
C’è chi si vanta dei contratti chiusi nell’ultimo trimestre, chi dei contatti generati, chi delle nuove funzioni rilasciate.
E poi arriva il branding: “Ho… ehm… costruito coerenza? Rafforzato la percezione? Aumentato la notorietà nel target?”
Cri-cri.
Il paradosso del branding è proprio questo: è strategico, fondamentale, ma non è sexy.
Non genera lead domani mattina. Non chiude contratti in 48 ore. Non puoi mostrarlo in una demo, né metterlo in un report settimanale.
Per questo viene trattato come il parente povero del marketing. Come quella cosa che “sì, va bene, la facciamo quando abbiamo tempo, budget, voglia”.
Ma diciamocelo senza giri di parole: senza un branding solido, tutto il resto diventa più difficile e più costoso.
Un esempio, e poi parliamo di te
Mailchimp ha trasformato uno strumento di email marketing in un brand premium, con un’identità visiva inconfondibile e un tono di voceLo stile con cui il brand parla e scrive, costante su ogni canale. ironico e accessibile. In un mercato pieno di concorrenti intercambiabili si è fatto riconoscere, ricordare e scegliere.
Non perché fosse tecnicamente superiore, ma perché aveva un’anima. Aveva il suo groove.
Ora parliamo di te.
Acquisire un cliente ti costa di più, perché devi convincere ogni potenziale cliente da zero, ogni volta. Non c’è fiducia già costruita: devi sempre dimostrare chi sei, cosa fai, perché sei diverso.
I cicli di vendita si allungano, perché ti manca quella credibilità immediata che accorcia le conversazioni. Chi valuta deve fare più ricerche, più domande, chiedere più referenze.
I margini si comprimono, perché se non hai un’identità chiara e distintiva, l’unico modo di competere è il prezzo. E la gara al ribasso non la vince nessuno.
Un branding fatto bene non rende solo tutto più efficiente: cambia la qualità delle conversazioni. Chi è dall’altra parte del tavolo non cerca più di capire se fidarsi, ma come lavorare con te. L’attenzione si sposta dal convincere allo scegliere.
E se pensi che il branding sia un lusso da aziende grandi con budget infiniti, una cosa “carina da avere”, probabilmente stai già competendo solo sul prezzo. E non finisce bene.
Come dare al brand il rispetto che merita
1. Misuralo. Sì, il branding si può misurare. Non con gli stessi indicatori del marketing di performance, ma si può.
- Quante persone nel tuo targetIl gruppo specifico di persone a cui il brand si rivolge. conoscono il tuo nome? E tra chi ti conosce, quanti ti associano a quello che fai davvero?
- Come vieni percepito? Premium o economico? Innovativo o conservatore? Affidabile o rischioso?
- Riesci a farti pagare più dei concorrenti? O devi sempre giustificare il prezzo, fare sconti, “rientrare nel budget”?
Se non misuri queste cose, il branding resterà sempre quella spesa misteriosa che tagli per prima quando devi “ottimizzare”.
2. Dagli tempo e budget, non le briciole del marketing. Il branding è un investimento a lungo termine. Non è una campagna di qualche settimana sui social, e non è un progetto che si chiude con una consegna e tanti saluti. Servono continuità, cura, presenza, intenzione. I risultati magari non arrivano in un trimestre, ma arrivano. E spesso vanno oltre le aspettative.
3. Fallo dialogare con vendite, marketing e prodotto. Il bassista in una band parla con tutti: con il batterista per tenere il tempo, con le chitarre per non pestarsi i piedi, con chi canta per sostenere la melodia. Il branding deve fare lo stesso. Non può essere un compartimento isolato che “fa le cose belle” mentre gli altri fanno il lavoro vero.
Quando branding, marketing, vendite e prodotto suonano insieme, quando c’è groove, l’azienda diventa una macchina. Tutto scorre, tutto è più facile.
Senza quel groove invisibile che tiene insieme identità, posizionamentoLa posizione distintiva che il brand sceglie di occupare nella mente del cliente. e percezione, stai suonando senza fondamenta. E senza fondamenta non resti nella testa di nessuno.
Quindi, la prossima volta che tagli il budget del branding, pensa a cosa succede quando togli il basso da una canzone.
Se vuoi capire quanto il tuo branding, o la sua assenza, sta pesando sulla tua crescita, non serve una chiacchierata esplorativa: serve un’analisi vera. Si parte dall’analisi preliminare. Se prima vuoi un’idea in cinque minuti, c’è il Brand Scan.
Altrimenti, continua pure a competere sul prezzo. Tanto il basso mica serve, no?
Pubblicato in origine su The Sweet Spot, la newsletter di Joe Fontana Consulting, l'11 febbraio 2026. Rivisto per FORZA.
