Tatuaggi e polvere di bit
È meglio essere un brand tatuaggio o un brand polvere di bit?
di Mattia Forza, con Joe Fontana Consulting3 min di lettura
Nella comunicazione di oggi (anche se in realtà è sempre stato più o meno così) c’è un’attenzione spasmodica all’apparire, al mostrare, al sembrare: i numeri, i like, le metriche di vanità, i trend, quello che fa Tizio, quello che dice Caio, come sembra Sempronio.
Sembrano le solite cose che leggiamo da dieci anni su influencer e brand B2C. Ma siamo onesti: nel B2B non è diverso. Forse un tempo aveva solo facce diverse.
“Quel concorrente ha uno stand da 50 metri quadri? Noi lo facciamo da 70! Su due piani, con i lampadari di cristallo.”
“Hai visto che catalogo hanno? Tutto a colori! Il nostro deve avere le foto a tutta pagina, e fatte meglio.”
“I loro venditori hanno tutti la Golf? Noi compriamo la Passat.”
(Ok, l’ultimo esempio poteva venirmi meglio, ma hai capito il senso.)
Il punto è che c’è sempre stata la tendenza a paragonarsi, a guardare il prato del vicino. E invece di concentrarsi sulla propria autenticità, sui punti di forza che rendono unica la propria azienda e, di riflesso, il proprio brand, ci si è sempre misurati sul mercato e sui concorrenti.
Occhio: guardarsi intorno è fondamentale. Non sto dicendo il contrario.
Il buon Sun Tzu (che in effetti non avevo mai citato prima, mea culpa) insegna che se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso ma non il nemico, per ogni vittoria subirai anche una sconfitta.
Quindi sì, conoscere il “nemico”, cioè i concorrenti e il mercato, è fondamentale. Ma serve conoscere anche se stessi.
E così, ripensando a riflessioni personali degli ultimi mesi, mi sono chiesto: è meglio essere un brand tatuaggio o un brand polvere di bit?
La polvere di bit
I bit sono la più piccola unità di informazione, espressa in 0 e 1. Sono il fondamento di tutto il digitale, niente da dire. Ma…
Immagina un velo di bit, immateriale, invisibile, che si posa sul tuo brand. Sui tuoi profili social. Sul tuo sito. Sulla tua presentazione.
- Quanto sposta il tuo impatto?
- Trasmette la tua personalità?
- Trasmette qualcosa?
- Chi se ne accorge?
- Che valore ha?
Credo di conoscere le tue risposte. La polvere, in quanto tale, non ha valore.
La polvere di bit, cioè la traccia effimera e insignificante che un contenuto, una strategia, una campagna, un sito o un brand senza scopo lasciano nel mondo digitale, non è diversa dalla polvere nel mondo fisico.
Offusca, ingrigisce, spegne. E alla prima occasione viene spazzata via con un soffio. Per rinnovare, per ripulire, per brillare.
Vuoi che il tuo brand subisca questo trattamento?
Il tatuaggio
O vuoi un brand che si mostra come un tatuaggio? Con dietro una storia da raccontare, magari con orgoglio.
Strati di significato intessuti in linee d’inchiostro indelebili. Che a volte urlano e a volte sussurrano, ma che dicono qualcosa. Che si fanno vedere.
Qualcuno potrebbe obiettare che la polvere di bit almeno la puoi spazzare via, e il brand torna fuori ogni volta. Sì, ma sempre lo stesso: stantio, intatto, invecchiato. E che il tatuaggio invece è immutabile, e se viene fatto male te ne penti per tutta la vita.
Ma un tatuaggio si può modificare, riparare, correggere, migliorare. Si può integrare in un disegno più grande. Può evolvere con la personalità e le esperienze di chi lo porta, cioè del brand.
La differenza sta nelle intenzioni
La polvere di bit si accumula per inerzia. Il tatuaggio è una scelta.
La polvere si deposita per una non-azione: una passività che non porta crescita, solo uniformità, e quindi anonimato.
Il tatuaggio è una scelta attiva, consapevole, piena di significato e di differenzaIl modo chiaro e rilevante in cui il brand si distingue dai concorrenti..
Io, per il mio brand, voglio un bel tatuaggio che mi accompagni nel tempo e mi racconti con autenticità.
Tu, cosa vuoi per il tuo?
Se non sai ancora se il tuo brand è più polvere o più inchiostro, il Brand Scan è un buon punto di partenza: gratuito, cinque minuti.
Pubblicato in origine su The Sweet Spot, la newsletter di Joe Fontana Consulting, il 20 maggio 2026. Rivisto per FORZA.
